mercoledì 11 aprile 2012

11 Aprile: Accadeva Oggi

"In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell'esistenza dell'umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse fra loro. Nella tragica situazione cui l'umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere con una risoluzione nello spirito del progetto annesso".


Così si legge nelle prime righe del Manifesto di Russel-Einstein.
Bertrand Russel, tra i più autorevoli divulgatori filosofici del Novecento ed Albert Einstein, il cui pensiero (prima ancora che la teoria) ha divelto le fondamenta della Fisica Classica per destrutturarla e poi rinnovarla totalmente, nel 1955 si dedicarono alla stesura di una dichiarazione in favore del disarmo nucleare, per ragioni ideologiche, sociologiche e biologiche.

La dichiarazione venne presentata il 9 Luglio a Londra, mentre il mondo era scosso dalla Guerra Fredda e sotterranea tra USA ed URSS.

Pochi passi dopo:
"Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile ed inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra? È arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse più che ogni altro elemento ostacola la comprensione della situazione è il fatto che il termine <<umanità>> appare vago ed astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità".

Prima ancora che una questione ideologica, sopravanza l'idea di perpetrazione della specie, financo quella più egoistica dell'individuo.
Il punto nodale è sciolto: la guerra è stata sempre vista come un'entità lontana dal cuore e dalle menti.
Astratta e generica.
Basterebbe poco per comprendere l'inverecondo abominio che soggiace all'idea di prevaricare e calpestare i diritti altrui, sino a cancellare il diritto alla vita.
Chi siamo noi per arrogarci il diritto di discerne quale vita debba essere mietuta?


Ma la grandezza del Manifesto stilato nel 1955 si cela proprio nella contingenza di quegli attimi:
il 18 Aprile di quello stesso anno, Einstein abbandona questa Terra, lasciando l'umanità un po' più ignorante, ma nei giorni antecedenti la sua dipartita, l'ultimo lascito che intende donarci -così fortemente, così intensamente- è l'invito alla pace, alla cui stesura concede le sue ultime forze.

Nel momento della morte, in Einstein s'era accesa nuova vita: un alito anelante di pace.
Perché, di fronte alla Guerra, non c'è concesso d'essere così egoisti.
Non c'è concesso derubricarla solamente perché uccide in luoghi esotici o lontani.

La Guerra è Guerra. 
E spezza la vita.
Sempre.

A distanza di 57 anni, il nostro mondo è ancora percosso da violenze e atrocità.
E assistiamo ad esse, con la fredda indifferenza dell'omertoso che permette all'assassino di compiere il suo atto.

L'11 Aprile di 57 anni fa, Einstein firmava un invito alla pace.
L'11 Aprile del 2012 sarebbe finalmente ora di cogliere quell' invito.

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