sabato 21 aprile 2012

Liga Reale - Finisce la dittatura blaugrana

La partita perfetta.
Quella che Mourinho sognava da tempo di sfoderare in casa del più odiato nemico.
Il Real Madrid espugna il Camp Nou, infrangendo un'imbattibilità storica che durava da 54 partite e sancendo idealmente la fine di una dittatura durata 4 anni.


Sin dal primo minuto, l'11 blanco convince, dimostra di essere più determinato e soprattutto tiene il campo con la sagacia tattica imposta dal maestro, come mai si era visto nei precedenti incontri (se non per 30 minuti).
La differenza tra il Chelsea di Di Matteo, il Milan di Allegri, l'Arsenal di Wenger e chiunque altri abbia provato a fronteggiare i catalani contenendo le loro scorribande è nella perfezione con cui si schierano le 2 linee madridiste, strettissime eppure capaci di occupare il campo in tutta la sua larghezza e i 40 metri di campo che -nel primo tempo- dividevano l'uomo più arretrato della difesa di Mourinho dalla porta di Casillas:
Barcellona ingabbiato in un fazzoletto di 15-20 metri nel quale era impossibile prendere velocità come è solito fare.
Lezione di applicazione tattica magistrale, da studiare nelle scuole per allenatori. 
La serata di grazia di Benzema e Ronaldo completa lo spartito trionfale del secondo trionfo del Vate portoghese in quel di Madrid: alla Coppa del Re della passata stagione, si aggiunge la prima Liga, in attesa del difficile ritorno del Bernabeu contro il Bayern di mercoledì prossimo...
Se le cose andassero come devono, da Clint Eastwood del calcio nostrano, deciderà di fuggire ancora? E verso dove?

Ma la realtà più significativa della serata è che il Real ha finalmente trovato le contromisure giuste (s'era avvicinato anche nel ritorno di Coppa del Re e Supercoppa della stagione corrente), sempre che i centrali di difesa non rovinino tutto (imperdonabili leggerezze di Ramos, nell'azione del gol e dell'occasione clamorosa di Xavi).

Complimenti, Josè!
Ma l'onore delle armi al signorile Pep, che in conferenza stampa ha sportivamente riconosciuto i meriti madridisti.


Ora, la sfida si sposta in Europa.

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