domenica 8 aprile 2012

Pensieri Sparsi - Incipit

   Immagino sia difficile scrivere un inizio.
O meglio, riscrivere l'inizio. Per l’ennesima volta. Ed è proprio questa "ennesima volta” che lo rende “difficile”. Perché significa che ogni nuovo inizio a cui mi sono approcciato è rimasto tale. Qualche bella parola, una buona intenzione e nient’altro. E’ un inizio abortito. Sono inizi abortiti, i miei. Che non vedranno mai la fine.





   Per cui, eccomi qui, a scriverne un altro. Con la fastidiosa sensazione di un triste deja vu. Dove trovare il grimaldello che faccia di questo nuovo, ennesimo inizio quello giusto? Quello che merita il lieto fine? O quantomeno una conclusione. Dolce o amara che sia, ma compiuta. Combattuta.




   Sì, perché gli altri, di inizi, erano tutti belli, coinvolgenti, volitivi, ma mai combattenti (o combattivi, se preferite) ed, alla prima difficoltà, hanno alzato bandiera bianca. Ecco, forse, dovrei semplicemente rassegnarmi all’idea che l'inizio non debba essere necessariamente beneaugurante, forte, brillante, ma possa anche essere un po’ rachitico, striminzito, insomma poco attraente.
Basta che funzioni! Che combatta! Che sopravviva! Eppoi, la storia migliorerà da sé, no? E da un iniziopoco carino  -magari-  potrei veder sbocciare un vero finale. Di quelli che, sulla bancarella del libro, son marchiati dalla targhettina luccicante “best-seller”. Un finale gagliardo. Cazzuto. E - perché no?- che strappi anche una lacrimuccia.


   Il problema è stato sempre questo: voler iniziare da un inizio. E volere anche che fosse da favola.
Scopro, oggi, che è meglio cominciare dal centro del libro. Con qualche dozzina di pagine saltata a piè pari. Che l'inizio sia questo. Il centro, il fulcro. La pagina di mezzo. O –che dico mai!- che l'inizio sia, addirittura, la fine! Così, se mai arriverò a questa fine, sarò certo di aver iniziato. E anche concluso.

   Insomma, la fine è l’inizio. Perché la fine è bella solo se ogni pagina è un nuovo inizio. Se ogni parola si rinnova. Se ogni proposito cresce. Se la convinzione non viene meno. Se la paura, quella positiva, rigenerante  di non farcela ti stringe in una morsa tale da non farti chiudere occhio. E in queste notti insonni, in cui  -t’assicuro- non riuscirai a chiudere occhio,  capirai che, finalmente, è l'inizio giusto. Quello che aspettavi da tempo.

   E all’alba della mattina seguente, non sorriderai di questo nuovo inizio, né prenderai una penna per ricordarti dei dettagli. Per annotarti la ricetta vincente per stregare il più ambizioso degli editori.
Te stesso.
No, la mattina seguente, capirai che quell'inizio era solo la fine. E per continuare a scrivere, a vivere, a credere, devi scriverne un altro. Di inizio.

   Non crogiolarti nella fine, perché vuol dire che non hai mai iniziato a combattere. Ma finisci ogni proposito, ogni intenzione, ogni amore, ogni lite, ogni lavoro con la ferma convinzione che, allora, ricomincerai. Daccapo.

   Perché l'inizio è il vero dono. Ma lo scarterai solo alla fine …

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