sabato 14 aprile 2012

Quando il calcio smette di battere: Ciao, Piermario.

Da un amico m'è stato comunicato cosa stesse accadendo. Non ho potuto seguire gli avvenimenti in diretta perché impegnato altrove a commemorare un evento triste.
E con brevi e concisi messaggi mi ha raccontato l'evoluzione del dramma: avevo sperato in un miracolo, come un mese fa fu per Muamba.
Avevo pregato che il suo cuore ricominciasse a battere.
Così non è stato.

E' inutile e poco rispettoso cercare colpevoli ed interrogarsi su casi -ahinoi- sempre più frequenti nel calcio iper-professionistico: ci saranno altre sedi per cercare risposte, necessarie, perché non si può morire di calcio. Altrettanto futile e cinico chiedersi se sia giusto fermare un intero movimento e sottolineare che non sempre, in passato s'era deciso così.
Personalmente, è sempre giusto che lo show si fermi, quando non ha più nulla da dire che abbia motivo d'essere.

Ora, vorrei solo stringermi a chi lo ama, ben sapendo che non potrà mai bastare.
E mi piace pensare che lassù si sia ricongiunto a chi aveva perso per strada.

Ci ha lasciato mentre calciava un pallone, il sogno di una vita.
E tributare un senso a queste vite, di fronte ad atti così arbitrari e deterministici, che ci ricordano la caducità d'ogni gloria, sarebbe opera di difficile speculazione.
L'unica speranza è la fede a ed in quel "senso". la convinzione che non tutto passi.

E che da lassù -da oggi- ci vegli un angelo in più, sorridente e sereno. Dolce, disponibile e sfortunatissimo, come lo ricordano gli amici

Ciao, Piermario (e scusami se ti chiamo per nome, ma non c'è retorica nè ipocrisia).



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