domenica 8 aprile 2012

Risveglio in Musica: "O" di Damien Rice

Musica d'altri tempi.

Musica d'altri tempi.

Musica d'altri tempi.

Avrò letto una mezza dozzina di recensioni  esordire, in diverse lingue, allo stesso modo su "O".

Perché quella di Damien Rice è molto semplicemente "musica d'altri tempi".

Né migliori né peggiori. Ma altri.

Il segreto dell'album intero è proprio questo: il totale trasporto in un passato indefinito e melanconico, eppure così vicino da scaldarci il cuore.
Gli accordi, le musicalità, i testi e la voce vivono di un'armonia rotta, imperfetta, graffiata, quasi decadente. E per questo, azzeccatissima: la fusione di musica e parole raramente è stata così intensa.

Rice, irlandese fattosi lentamente strada Oltremanica, è sincero, sin dalla prima traccia.

L'intento è chiaro: dire tutto di sé. Senza omissioni od iperboli. Ed è quasi rude nel farlo, non nasconde il dolore, ma lo sublima. Lo lascia esplodere e non si preoccupa di aggiustarne i cocci.
Preferisce la rottura, perché in essa lascia intravedere un nuovo inizio.






Le tracce scorrono con violenza. Come un fiume in piena, scrosciano sugli argini graffiando profondamente.

La dicotomia di "I remember" spiazza: si passa dalla dolcezza delle prime strofe, alla tragedia delle ultime.

"Volcano", in antitesi al titolo, ci consegna uno dei momenti più dolci, con una splendida commistione di voci.

La stessa che ti rapisce in "Cold Water".

Non è un album pop, non vuole esserlo. Rifugge dal rock.

E soprattutto sa di far male. Vuole far male, all'insegna di ricordi ancora troppo ingombranti per voltare pagina.

Non aggiungo altro, ma vi consiglio vivamente di recuperarlo: 10 tracce che vi sorprenderanno.




1. Delicate
2. Volcano
3. The Blower's Daughter
4. Cannonball
5. Older chests
6. Amie
7. Cheers darlin'

8. Cold Water
9. I remember
10. Eskimo





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