giovedì 12 aprile 2012

Tv alla sbarra: Fenomenologia del Reality

Non sono mai stato un cultore del genere, ma ritengo l'argomento piuttosto interessante da sviscerare.
D'altronde, se per Feuerbach "l'uomo è cosa mangia", per descrivere la nostra situazione potremmo prendere un piccolo accorgimento e dire che "gli italiani sono ciò che vedono".
Alle soglie del Terzo Millennio, pur con i soliti condivisibili detrattori, il reality show si proponeva come un modello di fare televisione innovativo e sorprendentemente "intelligente":
ad entrare nelle case degli italiani non era più un prodotto televisivo costruito a tavolino, ma uno "spaccato" di vita di perfetti sconosciuti.
L'imprevedibilità dello sceneggiato era solo uno dei pregi che lasciava intravedere il nuovo genere di format:
in realtà, l'azzardo (parzialmente riuscito nei primi anni) era quello di fornire una ricostruzione sociologica piuttosto credibile e sufficientemente aderente al substrato, da cui gli stessi concorrenti venivano selezionati tramite casting cristallini ed aperti a tutti.
La tendenza al racconto del reality è sempre stata molto popolana, forse nel senso negativo del termine: volgarità e scarsa propensione al raggiungimento di una soglia contenutistica minima lo contraddistinguono sin dagli albori, ma non tutto il contesto era da bollare negativamente a priori.


Ma cosa è successo in 10 anni?
Semplice, il reality è morto. E sta lasciando inesorabilmente i palinsesti italiani, in seguito ad un'agonia mortificante e straziante, anche se ne rimangono dei rimasugli di pessima qualità annidatisi negli anfratti più malsani del tubo catodico.
Ciò che era nato con intenti (pur se minimali) sociologici, ha perso totalmente la componente che più contribuiva a rendere una parvenza di credibilità: la genuinità, che era sì spesso associata a personaggi quantomeno discutibili, ma indiscutibile.
Alle ultime edizioni del Grande Fratello, hanno preso parte concorrenti "patinati", chiaramente rappresentativi di una porzione -fortunatamente!- irrilevante: ad encefalogramma irrimediabilmente piatto, loquacità nulla, conformismo esasperato, culto ossessivo di un'apparenza pacchiana incapace di celare il nulla cosmico del pensiero, si aggiunge -e mina l'intero meccanismo- la banalità più becera del sentimento, che diviene solo mercificazione del corpo.
...


A porre freno, c'han pure provato: ma la "scrittura autoriale" in un programma che dovrebbe essere "del popolo" restituisce il sapore amaro e poco pungente di un intervento "ex-machina", svilendo il già poco pathos che deriva dalle ignominiose e farsesche caratterizzazioni.
I topoi di un genere in crisi sono sempre gli stessi: la quasi laureata in cerca dell'amore della propria vita, il culturista che lascia una fidanzata nella vita reale che verrà puntualmente tradita ed esposta al pubblico ludibrio, l'omosessuale sfacciato di cui ridere sguaiatamente.

Che futuro ha un format logoro e sbugiardato dopo una sola decade?
L'unica possibilità salvifica sarebbe un ritorno alle origini: casting aperti a tutti e non solamente ai raccomandati di qualche agenzia fotografica. Per quello c'è il già pessimo "Uomini e Donne" (personalmente, il peggio che sia mai stato proposto, per cui non è certamente un termine di paragone lusinghiero!). E soprattutto, dovrebbe accettare un sereno declassamento: spazi minori nel Day-time e possibilmente spostamento su canali secondari, se non a pagamento. D'altronde, ora che anche il pubblico li ha rigettati, perché costringere lo spettatore a qualcosa che non gradisce più, se non ha neanche valore?

A meno che non si ammetta che il senso ultimo del reality di ultima generazione sia davvero il decadimento dei costumi, la costruzione di un modello esemplificativo tendente al peggio, il conformismo tendente all'annullamento della capacità critica...e chi sa che l'intento non sia proprio questo!



A sopravvivere, tra alti e bassi, alla totale stroncatura è un reality che non è più tale:
L'Isola dei Famosi, che ha perso le connotazioni più morbose del format originale, puntando, anche grazie ad una conduzione azzeccata, su auto-ironia e spettacolo.
I naufraghi famosi garantiscono una dialettica, un'evoluzione paradossalmente più coerente e, seppur impercettibilmente, meno becera e morbosa (bravo Savino a stemperare le polemiche in partenza). Ad eccezione di pochi personaggi discutibili, in primis l'ex GF Guendalina (e con lei la vincitrice).
Prendersi meno sul serio è stata indubbiamente la chiave del successo di un reality che, nelle sue intenzioni, voleva anzitutto far divertire, tramite un entertaiment giocoso.

Voto Grande Fratello: 3,5

Voto Isola dei Famosi: 5 +  (per l'indubbio merito d'essersi allontanati dagli stereotipi tipici del format)


Nelle puntate precedenti:
The Show Must Go Off: 7,5
Amici di Maria De Filippi: 3,5
Scherzi a parte Varietà: 6 +
G'Day: 7,5
Un, Due, Tre Stella: 8,5



2 commenti:

  1. Vero fino ad un certo punto, dire che nell'ultima Isola dei Famosi, i Naufraghi Famosi garantiscono una dialettica ed un'evoluzione più che coerente, mi sembra un paradosso.Addirittura dire che si sono presi meno sul serio....quest'anno i Vip dei poveri, vedi la Marini, la Mamma della Marini (presenza inquietante), Margioglio, Paone, Turchi, Otelma....e molti altri hanno dato uno spettacolo orrendo a tutti i telespettatori, secondo lei la Yespica ha trasmesso un linguaggio a chi seguiva, forse son il decolè ed il lato B, nessuno dei partecipanti ha saputo dare nulla, quest'anno è stato il decadimento dell'Isola, questi Vip hanno avuto comportamenti molto scorretti, appoggiati dalla Produzione, pieni di bugie e falsità, nessuno è differente da Guendalina e l'Elia, ma perlomeno loro due hanno portato non poca allegria. Se l'anno prossimo la Produzione darà lo stesso tocco alla Trasmissione, anche l'Isola dei Famosi perità miseramente. Hanno commesso molti errori, appoggiando la volgarità e la violenza, della maggior parte dei Vip, senza smorzare in modo concreto tutte le situazioni che si sono create, sminuendo la vincita voluta dai Televotanti, appoggiano i Vip con una serie di Nomination per portare avanti un lato B, solo quello, se questa è coerenza? Paola

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  2. Beh, stiamo parlando di un reality...personalmente, non uno spettacolo televisivo che m'affascina.
    Ma quando ho avuto modo di vederlo m'è parso molto meno volgare che in passato, in vero!
    Ad esempio, apprezzavo che il conduttore Savino provasse a sedare le risse verbali sin da principio, quando in passato la Ventura c'avrebbe marciato su!
    Sul termine "dialettica", immaginavo potesse generare confusione: non mi riferisco alla dialettica in accezione verbale, ma filosofica (la dialettica di Aristotele), nel senso che la "narrazione" è stata più movimentata e meno finta.
    E, seppur non sia stata scene per me gratificanti, ha comunque proposto spunti di riflessione, ad esempio, nelle scene in cui l'Elia (che non avrei mai fatto vincere) si chiedeva -retoricamente, è vero- cosa fosse l'amicizia e su questa domanda ha proposto comportamenti antitetici e, se vuoi, esemplificativi dei meccanismi sociologici dell'italiano medio.
    Spero di essere stato più chiaro.
    E ti ringrazio del commento!
    Ciao!

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