giovedì 19 aprile 2012

Tv alla sbarra - La verosimiglianza delle fiction italiane "che va a puttane"

Non solo programmi -siano essi talk show, people show, reality o quel che vi pare- ma anche fiction!
La deriva del piccolo schermo italico, iniziata oltre un decennio fa, pare non limitarsi solamente a format low budget e mal realizzati, ma ha travolto anche recitazione e sceneggiature delle serie tv nostrane: non si conta il numero di stagioni di prodotti nati praticamente nel secolo scorso e targati Rai (12 anni fa!), quali Don Matteo e Un Medico in Famiglia, seguiti a stretto giro di posta da Cesaroni vari made in Mediaset.

Per contrastare la penuria di idee, l'unica soluzione convincente secondo i direttori di palinsesto, le case di produzione e i pubblicisti è, quindi, quella dell'affezione del pubblico: se non si può proporre una narrazione originale e convincente, si prosegua con le storie collaudate e stantie che possono contare sull'appoggio, quasi nostalgico, di chi ha iniziato a seguirle anni or sono.
Per cui, si sprecano uomini con il saio che si reinventano investigatori, suore avanguardiste pronte a risolvere problemi di cuore, rapporti incestuosi tra fratelli non consanguinei di 2 famiglie allargate e disastrate congiuntesi, stereotipi mortificanti su genuinità del Meridione ed efficienza del Settentrione, interminabili storie d'amore che, nei secoli dei secoli, procedono di generazione in generazione come se il tempo non trascorresse mai.
...

Sembra di assistere al teatro macchiettistico della metà dello scorso secolo: non c'è morale che tenga, non c'è messaggio da comunicare, non esiste personaggio in cui immedesimarsi, si susseguono instancabilmente situazioni sgradevoli e paradossali, la cui verosimiglianza è inferiore ad una pubblicità del McDonald's.
Tra equivoci banali, deduzioni strampalate, lacrime forzose, risate stentate, il pubblico stesso s'è abituato a ciò che passa il convento (spesso "letteralmente", se considerassimo l'ambientazione di molte fiction) e, credendo non si possa avere di meglio, annulla il proprio spirito critico, cercando di soprassedere alle voragini di sceneggiatura e alle prestazioni attoriali che ci fanno rimpiangere i fasti del nostro cinema che furono.
Vanno bene i Don Matteo, perché rappresentano la televisione che sa ancora prendersi poco sul serio, senza ammorbare lo spettatore, ma di fronte al canone che paghiamo e alle pubblicità con cui Mediaset infarcisce i palinsesti, si dovrebbe pretendere di più, o quantomeno "di diverso".
Non c'è più spazio per sperimentazione ed avanguardia, ci viene propinata la solita minestra bollita, insipida e scolorita.
Eppure di soggetti inesplorati dalle nostre fiction ce ne sono a bizzeffe, basterebbe ispirarsi liberamente agli sceneggiati d'oltreoceano, il cui valore ha ormai superato quello del cinema stesso.
Se le serie televisive americane possono permettersi una regia salda ed innovativa, una fotografia magistrale ed interpretazioni memorabili, a cui noi -per budget e scarsità di risorse- non possiamo ambire, potremmo quantomeno "incentivare la buona scrittura", di autori, sceneggiatori e scrittori che hanno tanto da dire l'Italia è iena: basterebbe aprire gli occhi!
Invece, i soliti nomi affollano un palcoscenico spento, il cui pubblico s'è addormentato ai primordi del primo atto.
Investiamo sulle nostre qualità: sulla penna di chi ha ancora qualcosa da raccontare! Chi di noi non ha una storia nel cassetto più convincente delle tante -passate e dimenticate- sui nostri schermi?

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