venerdì 4 maggio 2012

Calcio "nel pallone" - L'esplicita incoerenza di benpensanti in vendita.

Nel sondaggio a pie' di pagina, all'apertura del blog (a proposito, tra 2 giorni saran 30 giorni e il resoconto del primo mese non può che esser abbondantemente positivo!), mi chiesi contro quali -ipotetici, ma poi così tangibili- "mulini a vento" avrebbe dovuto scagliarsi un novello Don Quichotte.
E tra le ipotesi, quella per cui io opterei è senz'altro la deviazione massmediologica, se non altro perché -con ragionamento fieramente orwelliano- reputo la stampa lo braccio armato del potere, il primo strumento che il despota piega alle proprie volontà, in quanto l'unico in grado di destituirlo se esercitato -come dovrebbe essere- democraticamente.
L'opinionista, il giornalista, ancor di più il cronista hanno il compito inalienabile di proporre una versione della verità sempre nuova, analizzare i fatti secondo le più diverse prospettive, cercando di fare la giusta tara a quella più equidistante ed oggettiva, nei limiti -ovviamente, insuperabili ed insindacabili- della soggettività del pensiero.



L'Italia -come è evidente anche al più miope- sta velocemente destinandosi all'autodistruzione:
del welfare, della società, della politica, del pensiero, come li conosciamo.
Ciò -anche- perché non siamo stati in grado di esprimere -mettere al posto giusto, forse non per colpa nostra!- menti, benpensanti non solo nella vacuità delle parole, ma nella consistenza dei fatti.
La coerenza nelle e delle proprie idee, l'orgoglio della propria integrità sono valori che ci è certamente difficile rintracciare nel mondo del giornalismo nostrano: viceversa, viscida prostrazione, massificazione del pensiero e assoluta penuria di originalità affollano molte redazioni.

Sia chiaro, non ne faccio colpa a coloro che si vedono costretti ad edulcorare il "sacro fuoco", in cambio di una busta-paga, incerta e deficitaria, da scarsi 500 euro.
Ma è un problema atavico e sistemico, così radicatosi che le coscienze del lettore e del telespettatore sembrano essersi assuefatte a questa scarsa imparzialità e abbiano perso la capacità di "complessificare": di analizzare, sintetizzare e discernere di propria sponte.
Le informazioni che ci giungono sono così "lavorate", manipolate da indurre la reazione -tacita, ma dittatoriale- implicita nell'indirizzo editoriale della testata da cui sono divulgate;
per cui nessuno più si scandalizza per ciò che dovrebbe scandalizzare, ma ci si sobilla per sciocchezzuole pruriginose che immeritatamente occupano le prime pagine.

Perdonatemi la doverosa premessa, ma era necessario che esponessi il mio scetticismo nei confronti del mondo dell'informazione e pubblicistico (perché, d'altronde, è la pubblicità a muovere l'informazione e l'informazione vive per fare pubblicità alla fazione per cui scrive, no?), per arrivare -questa volta, in breve- al problema, minimale ma esemplificativo.
Sarebbero milioni gli esempi da citare e per cui indignarsi (e non della finta indignazione di Grillo, sia ben chiaro!), ma reputo particolarmente significativo il settore sportivo del giornalismo italiota, perché dimostra come -pur su argomenti effimeri, quali il calcio- sia necessario mentire, perché -in un momento di crisi- anche il palliativo (più in crisi del sistema-Italia stesso) deve essere scientemente regolamentato per indirizzare umori, rabbia e -perchè no?- voti.

Stamattina, nella solita passeggiata quotidiana pre-accademica, mi fermo al gazebo dell'edicolante per comprare il quotidiano e leggere i titoli dei giornali sportivi e sono scosso da un tremito di rassegnazione mista a disgusto nel leggere il titolo -in caratteri cubitali- della Gazzetta dello Sport.
Detto che da tempo -quanto ci manchi Cannavò- la rosea è spesso illeggibile (eufemismo!), mi stupisco sempre di come, trovato il fondo, si scavi per cadere ancor più in basso:
Per chi vota, l'Inter?


Questo, in soldoni, il messaggio in prima pagina.
Per chi vota, l'Inter?
Avete letto bene, purtroppo.
La Gazzetta si chiede, senza mezze misure, se l'Inter vorrà essere sportiva -e giocarsela- o dietrologicamente  preferire altre soluzione, guarda caso più vantaggiose per la squadra della città del giornale in rosa ancora in lotta per lo scudetto.
Ci pare quasi di scorgere un messaggio subliminale, un invito -neanche tanto implicito- ai tifosi e poi anche ai giocatori a pensarci. Anche solo pensarci.
Se poi, di spalla, si nota la fanfara per spronare il Cagliari a dare la vita in campo, il dubbio diviene legittimo.

A prescindere dalle simpatie personali, ritengo che il calcio sia sport (quello italiano un po' meno) ed in quanto tale dovrebbe comportarsi: per cui, sono incrollabilmente certo che l'Inter non avrà problemi a fare la cosa giusta, come è sempre stato.

Ma l'interrogativo, viscido e strisciante rimane e ci allarma, ci scuote ancor più vigorosamente perché è ancora negli occhi la gogna mediatica -iniziata ben 7 giorni prima- che si riservò alla Lazio soli 2 anni fa, in vista del  match all'Olimpico contro l'Inter capolista, inseguita dalla Roma.
Per la cronaca, la Lazio fece la sua onesta partita e perse 2 a 0, da una squadra che pochi giorni prima aveva battuto 3 a 1 il Barcellona, ma i giornalisti molto benpensanti italioti pensarono bene di urlare allo scandalo, chiedere l'apertura di un fascicolo d'inchieste e riferirsi all'episodio succitato ad imperitura memoria, come se -pur se la Lazio avesse voluto favorire l'Inter- i nerazzurri chissà cosa avrebbero potuto fare: sequestrare il pallone, pareggiare 0-0 per il bene del calcio e consegnare lo scudetto ai giallorossi?

Passano 24 mesi e i comportamenti sono dicotomici, antitetici.
Se all'epoca ci si indignò per nulla, oggi quasi ci si adagia, suggerendo quella soluzione che 2 anni fa aveva sobillato le piazze.
Ma con lo stesso -ripeto, viscido- ragionamento, non sarebbe stato ancor più naturale titolare, in quell'occasione, la "Lazio ha già scelto per chi votare", perché d'altronde sarebbe stato ancor più fisiologico, rispetto alla situazione -molto più spinosa dell'Inter attuale- che si trova tra 2 nemici e non -come allora!- tra il peggior amico e il miglior amico.

24 mesi per ritrovarci di fronte all'ennesimo episodio dequalificante di distorsione della realtà ad uso e consumo dell'obiettivo -fazioso e truffaldino!- di chi scrive, e ancor prima di colui per cui si scrive.


Con questo giornalismo di committenza, dove andremo?


Il quadro -già allarmante- fa ancora più rabbia se -gironzolando sul web- si incontrano persone intellettualmente oneste e valide di penna e pensiero, relegate a ruoli marginali e poco gratificanti per vedersi sorpassare da firme di cartapesta.

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