venerdì 11 maggio 2012

Risveglio in Musica: De Gregori, tra Vecchioni e De André

L'infinito di Francesco De Gregori.

Tratta da "Per brevità chiamato artista", ne è probabilmente la composizione meglio riuscita.
Sembra riecheggiare, in forme e toni più ovattati, le note della Viola d'Inverno di Vecchioni e con essa condivide il lieve e struggente accompagnamento di archi ed il tema, la morte.
Se per Vecchioni, era giusto sottolinearne il trauma, l'exploit, come fosse un momento di rottura inatteso, per De Gregori è importante evidenziarne lo "slittamento", quasi la delicatezza con cui sorprende ed il mistero che sottende ad essa, come "un albergo dalle luci spente".
Come disse De André, canzone magnifica, ma da ascoltare "con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni"...



Il testo, splendido, DOPO il salto...

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L'Infinito di Francesco De Gregori
Lascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
Non ci si può bagnare per due volte nello stesso fiume
E' un riflesso sull'acqua
Una bolla di sapone
E alla fine del libro non c'è spiegazione

Ho viaggiato fino in fondo nella notte
E stava nevicando
E ho visto un grande albergo con le luci spente
E ho avuto un po' paura
Ma nemmeno tanto
La strada andava avanti
Ed io... slittavo dolcemente

Lascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
E metti un palio al mio dolore
E non guardare il tempo
Il tempo non ha senso
Domani sarà tempo
Di cose nuove

Ho viaggiato fino in fondo nella notte
Senza guardarci dentro
Senza sapere dove stavo andando
E alle mie spalle il giorno
Si stava consumando
Ed ho provato un poco di tristezza
Ma nemmeno tanto...

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