giovedì 3 maggio 2012

Sul trionfo di Mourinho.

3 reti al Bilbao nel suo calientissimo stadio per la 32a Liga del Real Madrid, squadra amata da molti, e odiata da più, interisti in primis: come non ricordare gli incontri-scontri degli anni '80?
3 reti per un totale di 115, a fronte di solamente 30 subite, per una fantasmagorica differenza reti di +85.
17 partite nel girone di ritorno con l'irripetibile score di 15 vittorie e 2 pareggi immeritatissimi (avrebbero dovuto essere vittorie, anche nette!).
3 punti per un totale di 94, e la prospettiva -clamorosa!- di giungere a 100, ponendo fine alla più lunga (e noiosa, si può essere politicamente scorretti?) dittatura del calcio moderno.

Ed oggi, in Italia, si sente parlare -neanche troppo sottovoce, come pudore vorrebbe- di fortuna, aiuti e gioco pessimo.
Gioco pessimo!
Mi chiedo -dunque- se si sia visto giocare, una sol volta, questo Real.
Squadra solida, fenomenale nelle ripartenze e miglioratissima nel possesso, capace di schiacciare nella propria metà campo ogni avversario (anche il Barça per un tempo abbondante).
Oltre 80 reti dagli attaccanti, inserimenti continui ed imprevedibili delle mezz'ali, terzini di spinta come non se ne vedevano da anni, a scapito anche dell'organizzazione difensiva -come detto, buona- ma meno efficace dell'anno scorso e delle passate squadre dell'allenatore portoghese.

E si ciancia di calcio poco spettacolare, poco possesso e poca "qualsiasi cosa" a cui appigliarsi.
E a parlarne "sarebbe" (condizionale d'obbligo) uno dei presunti quotidiani cartacei più autorevoli d'Italia: la Gazzetta dello Sport, a cui di sportivo rimane sempre meno.
In un articolo delirante, che ricorda più demeriti e sconfitte degli ultimi 20 mesi, il giornalista chiosa chiedendo ed auspicandosi qualcosa in più, un "modus giocandi" alternativo e più propositivo, per la prossima temporada.
Più propositivo di oltre 110 reti?
Più alternativo delle transizioni che in Spagna non si son mai viste così perfette?
Eppoi, come ha giustamente considerato quest'oggi Mourinho, chi ha la pretesa di definire il gioco del Barcellona l'unico "possibile"? E questi stessi che lo ritengono unico ed ineguagliabile modello a cui anelare, l'hanno mai visto applicato altrove?
O, forse, uomini e contingenze di calciatori che giocano insieme da 15 anni (agli albori della Cantera) sono da considerarsi irripetibili?
Il Barcellona non può essere un modello imitabile, perché è anacronistico e fuori dai tempi -brevi e ristretti- che si esigono per costruire una squadra.
L'unico modello immortale è, invece, proprio quello di Mourinho, e a dimostrarlo sono i suoi stessi successi: un decennio, tra Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna, 4 filosofie d'intendere il pallone agli antipodi.
E sempre lo stesso risultato: la vittoria, condita dai record -d'ogni sorta- del campionato stesso.

Chapeau.

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