mercoledì 6 febbraio 2013

Sulla deontologia professionale di un giornalista

Luca Serafini, penna e voce della redazione sportiva Mediaset, affida al proprio profilo Facebook una riflessione sulle dichiarazioni rilasciate da Cassano nel pomeriggio di lunedì:

“Vogliono crocifiggere l’Inter, ma non passa, come non passava quando gli altri erano in crisi”. “Qui c’è Moratti -continua Cassano- che non c’entra niente con questi falsi e fasulli”. “La differenza tra me e Balotelli è che a lui piace finire sui giornali”.
Come tutti i pavidi, Cassano denuncia senza fare nomi. Come tutti quelli che fanno a pugni con la lingua, la sua è criptata e comunque assai distante dalla grammatica italiana. Come tutti i livorosi, spara nel mucchio pensando di aver centrato Balotelli con una similitudine talmente bugiarda da smentire da sola la storia di Moratti che non c’entra niente eccetera.
Prima rivitalizzato, poi resuscitato dal Milan, Cassano non perde occasione per sfoggiare la sua signorile ingratitudine, ignorando le regole dei media che hanno tormentato (noi compresi) la società e l’allenatore rossoneri in autunno. Normale, visto che i giornali non li legge. Ignora che il suo presidente, il posto più frequentato del quale è il bar sotto l’ufficio, pur di vincere ha truccato passaporti e speso 1600 miliardi in 10 anni per vincere una Coppa Uefa, da Calciopoli si è salvato in primo grado grazie all’indirizzo politico di un magistrato, alla scomparsa del suo dirigente rappresentativo e in secondo grado grazie alla prescrizione.
Che parli di falsi e fasulli uno che ha dato del vecchio rincoglionito al suo presidente, salvo poi fare passerella al suo funerale, e uno che vomita nel piatto dove ha mangiato dopo il quinto fallimento della sua carriera, è esaustivo sullo spessore del personaggio.
(Nel caso, per conoscere il significato di esaustivo, se lo faccia leggere ad alta voce sul dizionario da qualcuno che lo sa fare). 


Orbene.
Avendo profonda stima dei pochi che mi leggono (per la vostra pazienza, vi attenderà il Regno dei Cieli: siatene certi!), sarebbe superfluo soffermarmi su alcuni passaggi salienti, ma -avendone stranamente tempo e volontà- mi impegnerò a districarmi in tal florilegio di amenità condite di sapida invidia. 

Innanzitutto sarebbe lecito chiedersi per qual motivo il  buon (?) Serafini decida di strumentalizzare le parole di Cassano (come da lui stesso notato, certamente più credibile in campo che davanti a un microfono: ma allora perché questa risposta non richiesta?) per aprire il fuoco sul presidente nerazzurro, rimestando dal proprio personalissimo e delirante cassetto di negazionismo anacronistico avvenimenti assolutamente non pertinenti, trattati -peraltro- con superficialità imbarazzante.
Con qual coraggio ci si può scagliare contro i Moratti se si è l'avvocato dei Berlusconi?
Come imputare -discutibilissimi- macchie al patron neroblu quando la fedina penale della controparte rossonera desta scalpore ad ogni angolo del globo?
E -prima d'ogni cosa- può un giornalista di una televisione generalista considerarsi sopra d'ogni parte se cova  un quantomeno patologico odio nei confronti di una delle principali protagoniste del palcoscenico calcistico italiano, cioè l'Inter?

Mettendo da parte questa imprescindibile premessa di spicciola deontologia giornalistica, ancora più umanamente deprecabile il riferimento -volgare- alla tragedia di Garrone, patron blucerchiato scomparso pochi giorni or sono:
è viscidamente strumentale scandalizzarsi per un atto di sincero cordoglio facendo riferimento ad un litigio passato e -come ampiamente documentato- ormai chiarito.
D'altronde parliamo di un esponente di quella stessa Corte dei Miracoli che s'affanna genuflessa a giustificare la sesquipedale sequela di gaffes del padre e padrone di Mediaset, di Mondadori, purtroppo in più d'un frangente dell'Italia stessa (ah, Silviuccio, non ti sarebbe piaciuto, in vero, essere "padrone" del nostro caro Paese, come lo fu il da te osannato Benito?)...

A corollario della squallida e non giustificata apologia del Male del non più tanto buono Serafini, ci piacerebbe che s'affrettasse ad inforcare occhiali e penna con lo stesso fervore in queste ore frementi in cui la sponda rossonera del Naviglio colleziona medaglie assai poco meritevoli:
rigori inesistenti e -a crescere- strumentalizzazioni elettorali con l'acquisto dell'ex Balotelli (che lo stesso Serafini non aveva risparmiato quando vestiva altri colori), presunti coinvolgimenti nell'operazione Puerto e offensive dichiarazioni razziste e sessiste del "negletto" (ops, negretto?) fratello di Silvio non meriterebbero una altrettanto pronta e approfondita risposta?

E figurarsi che si parla "solamente" di giornalismo sportivo!
Perché di quello "attuale e fattuale" provo ancora più orrore: citofonare Minzolini...



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